Nasco nel glorioso secolo novecento... 
    Cavolo, c'è da andarne fieri ragazzi... il 2000 non ha portato nulla di buono... o quasi. Ad ogni modo la stessa parola NOVECENTO ha un gusto particolare, un suono armonioso... evoca qualcosa dal sapore leggermente retrò ed un pò romantico... evoca l'unico secolo in bianco e nero della storia (prima avevamo i quadri, ora abbiamo il tecnicolor), l'unico secolo in cui per un istante, e solo per un istante, si ha avuto la sensazione che la cultura fosse dei molti e non più dei pochi (non ditemi che credete che oggi sia così...), che chiunque poteva fare di sè quello che voleva e sapere quanto voleva... è durato poco, ma ci è piaciuto... o meglio, è piaciuto a chi c'era... i miei geni c'erano, se può contare qualcosa...
    Per essere precisi nasco nel 1983.
    Se cercate 1983 su Google, Wikipedia vi parlerà di Hulk Hogan, delle Brigate Rosse, dell'Iraq, della Bibbia, di quel simpatico idiota di Ronald Regan, dei viaggi spaziali, di Israele, dei Metallica, di un uragano, di un colpo di stato, della nascita dell'EZLN e dei McNuggets... un anno movimentato... come tutti.
Se a qualcuno piacerà di farmi gli auguri sono nata il 7 Novembre, alle 00:17... pioveva ed era Lunedì.
    Ho una mia personale opinione sui giorni di pioggia: se capiti sotto un acquazzone e non hai un ombrello(e se mi succede so che avrò i piedi bagnati per tutta la giornata), rassegnati. Assumi un'aria romantica e malinconica e fregatene. Anche se corri ti bagnerai uguale (qualcuno mi aveva anche spiegato questa teoria... credo di averla scordata). Cammina lentamente, e pensa ad altro. E se piove col sole, ridi.
    Non credo di essere stata una bambina speciale... ero terribilmente stupida, come tutti i bambini... non perchè non capissi le cose, ma non avevo ancora capito come va il mondo... non avevo (e forse non ho) sviluppato un intelligenza sociale... me ne stavo per conto mio... guardavo spesso le piccole cose, e portavo gli occhiali. Chi di voi ha messo gli occhiali molto presto (e prima che uscissero i film idioti di Harry Potter), sa di cosa parlo...poi ho messo anche l'apparecchio... un piccolo mostriciattolo di poche parole che andava bene a scuola e scriveva... Per lo più scrivevo al pc, su un 386 portatile delle dimensioni del case del mio attuale fisso... con lo schermo in bianco e nero per giunta. Credo che tutti quei files siano andati persi... probabilmente tra dieci anni anche QUESTO file andrà perso...
    Insomma questa piccola quattrocchi sfigata trotterellava per il suo mondo ignara di tutto... terrorizzata da cose che ora mi farebbero sorridere, e con un'aria distratta e stupefatta perennemente stampata sul viso.
    Non avevo molti amici, non avevo una consolle, non avevo la casa di barbie (se è per questo la mia barbie non aveva nemmeno la testa), nè avevo un'idea precisa di chi fossi.
    Suona come una di quelle storie che vanno a finire bene, vero? Ma il finale non posso scrivervelo per ora... mi spiace.
Una volta mi tagliai i capelli da sola... e non capisco perchè mia madre si arrabbiò tanto... mi piaceva moltissimo come mi stavano. Sempre meglio di andare dalla parrucchiera e sopportare il suo modo violento di spazzolarmi. E i suoi tagli 'alla maschietto'. Forse è per questo che non ci faccio un salto da 8 anni. Meglio, che tanto costano.
    Un pò mi ha cresciuta la TV, un pò il pc... non che i miei fossero stati poco presenti... ma mandavano tanti bei cartoni in quel periodo... e ho iniziato a giocare a tetris prima di imparare a leggere, alla sala giochi al mare. Dopo quell'esperienza non ho rinunciato a tetris per diversi anni.
    Da bambina sarei stata felice di come sono ora? Di sicuro non me lo sarei aspettata di diventare così... ma forse questo è un bene.
    Non so cos'altro raccontare della mia infanzia... ho già detto cose davvero poco interessanti. Facciamo un salto... 1... 2... 3... ooohp!
    Crescendo ho capito che forse mi conveniva togliere gli occhiali. E rinunciare alla frangetta...
    Crescendo è comparso di fronte a me quel turbine di cose, idee, musica e serate che si chiama adolescenza.
    Non credo che si possa aver passato un'adolescenza tanto migliore della mia... non ho nessun rimpianto. Trovavo energia e tempo per fare qualsiasi cosa. Per ascoltare musica, disegnare, mangiare, studiare (studiare studiare studiare studiare), innamorarmi, ubriacarmi, uscire, annoiarmi, scioperare, viaggiare, fare a maglia, leggere (leggere leggere leggere), scaricare gli mp3, scaricare i ragazzi, organizzare le pasquette, scrivere sul giornalino della scuola, conoscere gente, stare al pc, andare in gita, addormentarmi sempre comunque e dovunque, prendere appunti, andare alle feste di 18 anni (sapete quanta gente è nata ad aprile?), andare al mare, telefonare, giocare alla playstation, mandare lettere, fumare, parlare, perdermi, portare il cane fuori, scrivere cazzate sul diario, rispondere male ai professori, guardare film, odiare qualcuno, perdere tempo, credere nell'amicizia, ingannare discretamente i miei genitori, scrivere cazzate sul banco e scegliere cosa fare da grande.
    Credo che non mi sia mancato niente. Credo che sia passato tutto troppo rapidamente. Credo che mi manchi molto.
    E' la mia adolescenza che mi ha trasformata in quella che sono. Le persone che ho conosciuto, le persone che ho perso, le canzoni e le idee. 
    I miei genitori mi hanno sempre lasciato agire di testa mia... si sono fidati di questa stupida testa di cazzo che sono. E hanno fatto bene. 
    Ho studiato tantissimo, troppo per una ragazzina, ma anche questo mi ha fatto diventare quella che sono e mi ha portato sulla mia strada.
    Se potessi tornare indietro lo farei.
    Poi lo farei di nuovo.
    Ed ancora.
    Per quanto ho la sensazione di non essere stata poi tanto felice quanto ricordi, e di aver avuto un sacco di problemi (la parola adolescenza ne è sinonimo). Per quanto non sia stato facile e mi abbia lasciata stremata. E' stato bello. E a tutti gli attori che hanno recitato la loro parte nella scena, grazie. Ci siamo meritati un applauso, credetemi.
    Poi la partenza. L'inchino al pubblico e i saluti. Le rose ed i baci. E via dal paese piccolo e freddo, verso la città enorme e calda. Via da casa, dal mio letto, dalle mie cose e dalla mia gente. Via da tutto quanto sono stata. A ridisegnarmi di nuovo e a spiegare di nuovo a tutti e a me stessa chi sono.
   
Come se poi lo avessi ben chiaro. Da sola a ricominciare tutto da capo. 
    Per ora è difficile, ma forse anche l'adolescenza lo è stata, e io semplicemente non me ne ricordo. Magari tra sei anni mi guarderò indietro e parlerò di questo come del periodo migliore della mia vita. E sei anni dopo succederà la stessa cosa che per i sei anni precedenti. Spero davvero che sia così.

    Ma chi sono ora?

    Le mie foto le avete viste (o lo farete presto, se vi interessa). Non assomiglio a nessuno in particolare. O perlomeno nessuno che sia vivo. Le uniche volte che hanno cercato in me qualche somiglianza con altri, mi hanno dato del Botticelli, del Modigliani, e dell'Ofelia di Dante Gabriel Rossetti... a me la cosa ha fatto piacere. 
    Ma questo senza trucco... truccata mi hanno dato solo della "cantante degli Evanescence". E la cosa mi ha mortalmente offesa.
    Ho un'altezza media... un peso medio (o almeno mi piace pensare), un colorito pallido ed i denti dritti (o quasi del tutto). Mia madre dice che ho gli occhi color miele. A me sembrano marrone. Assomiglio molto a mia madre.
    Ho un pessimo carattere... lunatica... mi entusiasmo tanto facilmente quanto mi deprimo. Mi innervosisco per cose stupide ed insignificanti e resto tranquilla quando si tratta di cose importanti. 
    Mi impegno moltissimo in quello che faccio. Ho il sacrosanto terrore di fermarmi, in effetti... Non ho molto tempo... ne ho tanto quanto tutti gli altri... è pochissimo e non mi basterà mai per fare tutto quello che vorrei (uno dei motivi per i quali non guardo mai la televisione). E allora vado avanti con frenesia, corro e guardo il paesaggio ai miei lati scorrere veloce. Le persone, le cose, le idee mi scorrono tutte veloci di fianco, come i pali della luce quando sei in auto, fuori città. Se correrò abbastanza, potrò arrivare sufficentemente lontana per poi girarmi e guardarle tutte. Tutte assieme le abbraccerò con un solo sguardo.
    Cose persone ed idee. Ecco quello che voglio.
    Ho un pessimo rapporto con le persone del mio stesso sesso. O meglio, ce l'hanno loro con me (con poche eccezioni, che però sopperiscono ampiamente a tutto il resto della popolazione femminile mondiale). Non chiedetemi perchè. Ho molti amici. Non chiedetemi perchè. Ho qualche occasionale nemico, e non chiedetemi il perchè neppure di questo. Io mi limito a vivere la mia vita. Le persone mi capitano. E' questo il bello delle persone, capitano. Ti sorprendono, ti fanno ridere, piangere, immaginare. Fanno tutto loro, cavolo, lo giuro. Non è stupendo?


    Se volete invece semplicemente sapere di preciso chi sono, dove vivo e cosa faccio: sono Francesca De Vivo, vivo a Roma e lavoro come animatrice, grafica e webdesigner.

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